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Life, Love, Passion

Lenticchie in umido!

    Se volete fare soldi dovete mangiare lenticchie tutto l’anno. Solo quelle. Vedrete quanto si risparmia!   Svegliarsi in una città dove la parola ” gelicidio ” è uso…

 

 

Se volete fare soldi dovete mangiare lenticchie tutto l’anno.

Solo quelle.

Vedrete quanto si risparmia!

 

Svegliarsi in una città dove la parola ” gelicidio ” è uso comune.

Svegliarsi sotto la neve.

Svegliarsi pensando di dover andare dal dentista che,

causa bufera,

disdice l’appuntamento.

Svegliarsi con una voglia matta di lenticchie in umido.

Cercare una ricetta gustosa ma light che la dieta è sempre in agguato.

Avere tutti gli ingredienti a casa.

Chiamare a rapporto le amiche del cuore.

Fare uno shake delle varie ricette e partorire la propria.

Chest’è.

 

 

 

 

Ingredienti:

250 gr di lenticchie

50 gr di pancetta ( io preferisco lo speck! )

1 cipolla

1 costa di sedano

1 carota grande

un paio di foglie di salvia

400 gr di polpa di pomodoro

olio extra vergine di oliva qb

sale qb

pepe qb

 

 

 

 

Procedimento:

 

 

Mettere le lenticchie a bagno in acqua fredda per un paio d’ore.

Successivamente eliminare quelle che sono salite a galla e lessarle per 1 ora circa.

Nel frattempo tagliare le verdure e la cipolla

( io preferisco i pezzi grossolani che rimangono interi ).

Soffriggere la pancetta o lo speck,

aggiungere le verdure

ed infine la passata di pomodoro.

Salare e pepare. 

Cuocere per ca 15 minuti o finchè il soffritto non diventa sufficientemente denso.

Dopo aver scolato le lenticchie,

aggiugerle al soffritto e mescolare a fuoco lento per una decina di minuti.

Io adoro mangiarle con il cucchiaio, a temperatura ambiente,

con una grattatina di Parmigiano – ma questo deve rimanere tra di noi 🙂 

 

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Doppio Malto – Un posto felice!

    Era un uomo saggio chi ha inventato la birra. Platone     Il 4 luglio 2020, presso il Centro Commerciale ” Il Giulia ” di Trieste, dove nell’800…

 

 

Era un uomo saggio chi ha inventato la birra.

Platone

 

 

Il 4 luglio 2020, presso il Centro Commerciale ” Il Giulia ” di Trieste, dove nell’800 sorgeva la fabbrica della Dreher, ha inaugurato Doppio Malto: birrificio artigianale, ristorante, spazio culturale, ma soprattutto #unpostofelice.

Da Doppio Malto si può mangiare, sia a pranzo che a cena.

Il menù è ampissimo: dalle pizze al tegamino ai burger di carne fresca, alla carne alla brace, ai dolci fatti in casa.

Ma soprattutto una fantastica birra artigianale.

Ogni birra Doppio Malto è prodotta nei due birrifici di proprietà: quello storico di Erba ( Co ) e quello nuovo di Iglesias, in Sardegna.

18 etichette che negli anni hanno ottenuto oltre 100 riconoscimenti internazionali.

In frigo ne ho 12, tutte diverse.

Che la Ipa sia tra le mie preferite già lo sapete ma stavolta ho deciso di partire dalla Bitter Land Dorata per poi proseguire con le altre, in rigoroso ordine sparso.

Non potendo essere presente all’inaugurazione, i fantastici ragazzi di Doppio Malto mi hanno fatto recapitare a casa le loro birre, io ho ordinato la cena su Just Eat – che la domenica è un must – e mi sono immediatamente immersa nella brewery.

Li trovate un po’ dappertutto in Italia, da Asti a Bologna perciò non avete scuse, dovete proprio andarci.

E se per convincervi avete bisogno di ulteriori info, cliccate qui:

 

Doppio Malto

 

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Una Storia Straordinaria – Intervista a Diego Galdino

    Avevo sempre sognato, da grande, di fare l’aggettivo. Federico Fellini   Che io sia una lettrice accanita è cosa nota. Che fare domande sia una delle mie passioni…

 

 

Avevo sempre sognato, da grande, di fare l’aggettivo.

Federico Fellini

 

Che io sia una lettrice accanita è cosa nota.

Che fare domande sia una delle mie passioni è altrettanto noto.

Che chiaccherare con l’autore mi piaccia tanto quanto

( forse anche di più )

leggere lo sapete tutti ormai.

 

Ed eccoci qui a parlare di ” Una Storia Straordinaria “ con Diego Galdino.

Una storia d’amore e di dolore, di cadute e di risalite, di forza e di rinascita.

E si sa che, quando si parla di rinascita, vengo colpita e affondata che,

nonostante sia l’ultima dei non romantici,

alle rinascite ho dovuto piegarmi.

Quando succede,

del tutto inaspettatamente,

tocca accettare di non essere immuni

ma soprattutto certe cose non sono spiegabili.

Possiamo interpellare la chimica, la magia, il destino, il fato.

Certo è che sono le emozioni a muovere il mondo.

Emozioni che si provano, anche, leggendo un libro.

 

 

Diego Galdino vive a Roma, autore, non solo di romanzi, ma anche dei più fantasiosi caffè della capitale.

Definito da Il Messaggero il Cindarella Man della letteratura, è tradotto in molti paesi europei e del suo romanzo d’esordio ” Il Primo Caffè del Mattino ” sono stati venduti i diritti cinematografici in Germania.

 

 

 

 

 

Sono abituata ad iniziare con le domande inerenti al libro e a finire parlando della storia dell’autore ma con te vorrei fare il contrario perchè ho riscontrato delle similitudini nel nostro percorso – cosa che raramente mi accade ma di cui spesso mi viene chiesto – perciò colgo la palla al balzo per dare libero sfogo alle domande.

Dall’attività commerciale di famiglia alla scrittura il passo non è breve.

Cosa ti ha portato a scrivere?

 

Sicuramente l’amore, la voglia di raccontare la mia storia d’amore, una storia d’amore finita male, anzi forse mai iniziata, se non nel mio cuore e nella mia testa. Ho usato la scrittura come un confidente, come se dicessi senza filtri, senza paura quello che sentivo prorompere dal mio io più profondo, seguendo alla lettera nel vero senso della parola il principio del movimento romantico per eccellenza…Sturm und drang, tempesta e impeto…

 

 

 

Ho letto del tuo viaggio di un giorno partendo da Roma passando attraverso la Cornovaglia per arrivare a Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, fino alle scogliere di Land’s End e mi sono commossa.

Un po’ perché sono una viaggiatrice seriale ma soprattutto per il motivo che ti ho portato fino a lì.

Mi piacerebbe che tu ce lo raccontassi, perché sono convinta che tutti abbiamo bisogno di ricordarci che sono le emozioni ed i sentimenti a muovere il mondo ( o a farci muovere nel mondo! ).

 

 

Ho iniziato a scrivere molto tardi, ma poi non ho più smesso. Per me la prima storia che ho scritto resta indimenticabile perché è nata in un modo particolare e per merito di una ragazza a cui sono stato molto legato…Un bel giorno mi mise in mano un libro e mi disse: «Tieni, questo è il mio romanzo preferito, lo so, forse è un genere che piace più alle donne, ma sono certa che lo apprezzerai, conoscendo il tuo animo sensibile». Il titolo del romanzo era Ritorno a casa di Rosamunde Pilcher, e la ragazza aveva pienamente ragione: quel libro mi conquistò a tal punto che nelle settimane a seguire lessi l’opera omnia dell’autrice. Il mio preferito era I cercatori di conchiglie. Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza di cui ero perdutamente innamorato era quello di vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie, ma questo non era possibile perché un grave problema fisico le impediva gli spostamenti lunghi. Così, senza pensarci due volte, le proposi: «Andrò io per te, e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere». Qualche giorno più tardi partii alla volta di Londra, con la benedizione della famiglia e la promessa di una camicia di forza al mio ritorno. Fu il viaggio più folle della mia vita e ancora oggi, quando ci ripenso, stento a credere di averlo fatto davvero. Due ore di aereo, sei ore di treno attraverso la Cornovaglia, un’ora di corriera per raggiungere Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, e le mitiche scogliere di Land’s End. Decine di foto al mare, al cielo, alle verdi scogliere, al muschio sulle rocce, al vento, al tramonto, per poi all’alba del giorno dopo riprendere il treno e fare il viaggio a ritroso insieme ai pendolari di tutti i santi d’Inghilterra che andavano a lavorare a Londra. Un giorno soltanto, ma uno di quei giorni che ti cambiano la vita. Tornato a Roma, lasciai come promesso i miei occhi, i miei ricordi, le mie emozioni a quella ragazza e forse le avrei lasciato anche il mio cuore, se lei non si fosse trasferita con la famiglia in un’altra città a causa dei suoi problemi di salute. Non c’incontrammo mai più, ma era lei che mi aveva ispirato quel viaggio e in fin dei conti tutto ciò che letterariamente mi è successo in seguito si può ricondurre alla scintilla che lei aveva acceso in me, la voglia di scrivere una storia d’amore che a differenza della nostra finisse bene e poi non ho più smesso fino ad arrivare a Il primo caffè del mattino…

 

 

Il tuo primo romanzo ” Il primo caffè del mattino ” è del 2013 ( non l’ho ancora letto ma da oggi è nella mia lista ) ed è stato definito un caso letterario.

Da lì non ti sei più fermato.

Oggi ti pubblicano in Germania, Austria, Svizzera, Polonia, Bulgaria, Serbia, Spagna e Sudamerica.

Come nasce un tuo romanzo?

Hai uno scrittore di riferimento?

 

I miei romanzi nascono tutti alla stessa maniera. Il filo conduttore della storia è un gomitolo con cui giocano la mia fantasia ed il mio cuore quasi fossero le zampe di un gatto che lo spingono in avanti correndogli poi dietro… Questo gomitolo parte e l’intreccio narrativo si dipana nella mia testa, senza fermarsi mai se non tra le pagine scritte del mio libro. Il mio punto di riferimento letterario è sempre stata Jane Austen e il suo romanzo Persuasione che è il mio libro del cuore. Come lei scrivo cercando di rendere leggendario l’ordinario.

 

 

Finalmente parliamo di ” Una storia straordinaria “.

All’interno del libro affronti una moltitudine di temi con la leggerezza di una carezza.

Penso alla perdita della vista di Luca, il protagonista.

Credi che la nostra società sia pronta ad accettare la diversità come ha saputo fare Silvia e che davvero il destino di ognuno di noi sia già scritto?

 

 

Non lo so se la nostra società sia pronta ad accettare la disabilità. Io credo che ogni persona viva i propri sentimenti arbitrariamente e si rapporti di conseguenza al mondo che la circonda. Noi siamo la società e se essa ancora non accetta la disabilita vuol dire che sono di più le persone che non si fidano dei sentimenti che quelle che si fidano. Io credo nel destino, ma credo anche che se il protagonista del film Serendipity non fosse entrato in ogni libreria di libri usati per sfogliare la copia de L’amore ai tempi del colera sperando di trovare il numero scritto da Sara, il destino non l’avrebbe ricompensato. È sempre una questione di fede… Nel destino, nell’amore.

 

 

Affronti il tema del “superare il trauma” da prospettive diverse.

Silvia, una donna aggredita – ahimé tema molto attuale! – che continua a vivere con la paura che non l’abbandona mai e Luca che si ritrova disabile e che lavora per modificare la sua vita fino a rinascere nuovamente, anche grazie a lei.

Credi ci siano delle differenze tra disabilità fisiche, ovvero presenti oggettive tangibili e traumi subiti, che sopravvivono ancora nella nostra testa ma che all’esterno non sono visibili?

Alla fine, in entrambi i casi, si rischia di vivere una vita limitata, a metà.

 

 

Forse le ferite dell’anima sono più dolorose e trancianti di quelle fisiche. Perché nel caso di Luca e della sua improvvisa cecità entra in gioco l’istinto di sopravvivenza che materialmente ti porta a reagire con i fatti per superare le oggettive difficoltà. Lui lo sa che non potrà più guardare le persone che ama, la sua città, i film, la cecità non lo coglie alle spalle, l’affronta sul campo di battaglia della vita faccia a faccia. Il nemico di Silvia è meschino, infido, si nasconde tra le pieghe della paura è un terrorista che ti colpisce quando meno te l’aspetti e ti lascia nell’impotenza di ignorare quando e dove tornerà a colpirti. Per assurdo tra i due è più Silvia che ha bisogno di Luca e non il contrario.

 

 

L’amore che abbatte i muri, che distrugge le corazze che con fatica e precisione certosina ci costruiamo per difendere la parte più intima di noi ma soprattutto la rinascita grazie ad una persona che ci completa.

Puro romanticismo da romanzo o pensi esista davvero qualcosa di così forte, capace di stravolgere la vita?

 

 

L’amore quello vero ti rende coraggioso, capace di qualsiasi cosa, sprezzante del pericolo, si dice sono innamorato pazzo… L’amore ti rende imprevedibile ed è tutto lì…Chi è innamorato non è mai scontato, non è ordinario o ripetitivo… Un giorno è Romeo, un giorno vive sulle cime tempestose, un giorno ha le sue cinquanta sfumature di grigio, di nero, di rosso, ma soprattutto di rosa. Con un innamorato non ti annoi mai… perché lui cambia in meglio tutto, le tue giornate, la tua vita, restando sempre se stesso…innamorato di te.

 

 

È un libro che parla di sensi e di “sentire”. 

Un libro che colpisce e destabilizza perchè non c’è solo amore ma ci sono anche dolore, rabbia, paura.

Credi siamo veramente capaci di vivere e di sentirci profondamente senza passare attraverso il dolore?

 

Io credo che non si debba per forza soffrire per sentire l’amore. In realtà l’amore dovrebbe servire a farci stare sempre allegri e con il sorriso sulle labbra. L’amore è una bilancia che su un piatto pesa la felicità e sull’altro la tristezza e il piatto con sopra la felicità deve lasciare l’altro sospeso a tre metri sopra il cielo.

 

 

La passione che unisce Luca e Silvia è il cinema.

All’interno del romanzo ci sono parecchie citazioni, sia cinematografiche che musicali.

Quanto di te e della tua storia straordinaria c’è nel libro?

 

A parte la cecità e Silvia… Tutto.

 

 

Io quando scrivo non posso fare a meno della mia playlist, che varia a seconda del momento ma soprattutto del mio “sentire”.

Una Storia Straordinaria ne ha una?

 

Beh… Certamente tutte le musiche di Yiruma fanno parte della colonna sonora del libro che inizia con Silvia lo sai di Luca Carboni e finisce con C’era una volta in America di Morricone.

 

 

A Roma…

Eterna come l’amore?

O semplicemente una dichiarazione d’amore alla tua città?

 

 

Rispondo come fece la Principessa Anna nel film Vacanze Romane…”Roma è Roma.”

 

 

Avrei ancora un milione di domande da farti perché il tuo libro raccoglie emozioni, sentimenti, passioni, vita vissuta.

Io l’ho usato come terapia, per andare ad illuminare alcuni angoli di me stessa che ho volutamente lasciato al buio per anni.

Non ti dirò cosa ne è uscito così, al prossimo romanzo ed alla prossima intervista, sapremo da dove partire 😉

 

Grazie per averci raccontato una storia leggera come dovrebbe essere la vita ed intensa come dovrebbe essere l’amore.

 

 

 

 

 

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Pollo al curry e banane!

  L’amore è come la buona cucina: le cose speciali nascono sempre da ingredienti semplici, ma sono rese magiche dalla fantasia… P.M.     Il pollo al curry è in…

 

L’amore è come la buona cucina: le cose speciali nascono sempre da ingredienti semplici, ma sono rese magiche dalla fantasia…

P.M.

 

 

Il pollo al curry è in assoluto uno dei miei piatti del cuore.

Uno di quelli che sfodero al primo invito a cena.

Uno dei miei cavalli di battaglia.

Una delle certezze nella mia lazy kitchen.

 

Per un lungo periodo ho voluto anche credere che fosse dietetico

che più sano di pollo, riso bianco e frutta non ce n’è.

Poi mi hanno fatto notare che la quantità di olio d’oliva e di panna che uso

chiama esami del sangue il giorno dopo ma vuoi mettere la lussuria?

 

Su consiglio di un’amica di mia madre che ha vissuto vent’anni in Sudafrica,

lo accompagno con la banana ma non commentate prima di provare

 – solo una persona ha osato dirmi che le banane al lato del piatto 

non le può proprio vedere

ma non ha ancora mai assaggiato il mio pollo al curry

perciò non fa testo – 

 

Gli altri, tutti, se ne sono innamorati e mai più senza.

 

Ora passiamo all’azione che quando si tratta di cibo

le chiacchere stanno a zero.

 

 

 

 

Ingredienti:

 

per 3 persone

petto di pollo ( ca 300 gr )

1 scalogno grande

sale qb

pepe qb

curcuma qb

curry qb ( io abbondo sempre che mi piacciono i sapori forti )

olio Evo qb

panna 200 gr

1 banana grande

riso basmati 200 gr ca

 

 

 

Procedimento:

 

In una padella antiaderente aggiungere l’olio e soffriggere lo scalogno fino a renderlo dorato.

Nel frattempo tagliare i petti di pollo a filetti o a cubetti, come preferite.

Io preferisco pezzi più grandi e grossolani.

Allo scalogno aggiungere il pollo,

la curcuma,

il sale,

il pepe;

dopo qualche minuto aggiungere il curry e lasciar andare a fuoco lento.

Le dosi, ahimè, non sono il mio forte.

Vado a occhio e a naso.

E finora mi è sempre andata bene!

Inoltre aggiungo sempre una noce di burro perchè,

checchè se ne dica, 

il burro sta bene ovunque

e rende tutto vellutato.

Una volta completata la cottura aggiungere la panna ( tanta )

e lasciar andare ancora per qualche minuto finchè

non si crea una crema abbastanza compatta da avvolgere il pollo

ma sufficientemente liquida per condire il riso.

 

 

 

 

Cuocere il riso basmati, scolarlo e servirlo tiepido

( a me piace freddo ma ho notato che siamo in pochi ad apprezzarlo ).

 

Impiattare guarnendo con la banana e poi,

a seconda di quanto siete coraggiosi,

mescolare tutto per unire i sapori.

 

Vi assicuro che nulla sarà più come prima 😉

 

 

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La Natura Interiore – Intervista a Marco Pangos

  Confesso fin da subito che in materia di ecologia ed ambiente sono parecchio ignorante. Ignoro, ma cerco comunque di tenere dei comportamenti sani e funzionali all’ambiente. Spesso, però, con…

 

Confesso fin da subito che in materia di ecologia ed ambiente sono parecchio ignorante.

Ignoro, ma cerco comunque di tenere dei comportamenti

sani e funzionali all’ambiente.

Spesso, però, con pessimi risultati.

 

Ho avuto un fidanzato che non faceva che riprendermi per i miei comportamenti poco ecologici:

per la troppa acqua consumata per la mia routine di bellezza giornaliera,

per i mozziconi di sigaretta gettati nell’indifferenziata,

per la luce dimenticata accesa in camera,

per le troppe lavatrici.

L’unica alternativa possibile è stata cambiare fidanzato

e cercare un manuale che mi spiegasse come approcciarmi al problema,

per riempire i miei buchi neri.

 

Ecco che arriva Marco Pangos:

psicologo dello sviluppo, psicoterapeuta e Gestalt Counsellor, 

già autore di ” 1980 ” e ” I 3 tipi di ribellione adolescenziale “,

che pubblica questo manuale contenente le 10 azioni utili a sviluppare

la propria intelligenza ecologica e a ridurre l’inquinamento psicofisico.

Che il libro l’abbia letto in un pomeriggio non serve che ve lo dica,

tanto ormai avete capito che quando decido di intervistare un autore significa che è amore.

Appuntamento davanti ad uno spritz guardando il mare,

chiaccherando di vita,

di psicologia,

di ecologia,

del suo nuovo libro.

 

 

 

Partiamo dalla prima cosa a cui ho pensato leggendo ” La Natura Interiore “.

Il collegamento psicologia – ecologia.

Sembrano realtà molto distanti finchè non si legge il tuo libro.

Come e perchè hai deciso di scriverne.

 

Sono stato letteralmente folgorato leggendo il libro di Daniel Goleman, “Intelligenza Ecologica” e mi sono reso conto di quanto fossi…poco intelligente!
Ho riflettuto molto su come implementare prima la mia di intelligenza ecologica, poi però mi sono accorto anche di quanto questa funzione cognitiva sia estranea alla gran parte delle persone.
Scrivo per cercare di fermare alcuni concetti chiave per me stesso, poi se qualcuno vorrà far sue le mie indicazioni, ne sono lieto.
In tutto questo, credo che anche noi psicologi possiamo, e dobbiamo, dare il nostro contributo su queste tematiche così importanti. 

 

 

C’è tanto di psicologico nella nostre scelte poco ecologiche e me ne sono resa conto leggendo il tuo libro.

I colori vintage sulle confezioni  per esempio.

Perchè mi sento parte in causa facendo parte di quelle persone che vengono inspiegabilmente attratte dalle confezioni o dalle copertine.

Vittima perfetta dei geni del marketing.

Credo accada perchè certe immagini e certi colori siano confortanti e alla fine tutti noi abbiamo bisogno di una comfort life.

 

Noi tendiamo alla comodità, e questo è un aspetto che esamino in modo particolare nel libro.

Bisogna modificare le nostre innumerevoli abitudini, soprattutto quelle tossiche per la nostra salute e per quella del nostro ambiente.

E’ un lavoro difficile, me ne rendo conto, ma è necessario se vogliamo vivere veramente liberi.

Per quanto riguarda l’essere vittima del marketing o dei pubblicitari, beh…lo siamo un pò tutti.
Nel libro spiego alcuni trucchetti che vengono usati per indurci a desiderare ed acquistare cose delle quali non abbiamo nessun bisogno.
Cadiamo in questo genere di tranelli perché siamo disconnessi alla nostra natura interiore, diventando delle vere e proprie ‘vittime consumiste’.

 

 

” Se lo desideri, l’universo te lo regala ” lasciamoglielo agli imbonitori scrivi nel libro.

Ma per riuscire a cambiare i nostri comportamenti dobbiamo crederci, soprattutto quando dobbiamo cambiare radicalmente le nostre abitudini.

 

Quello è un motto della cultura new age.
Non basta desiderare o credere alla favola che ciò che abbiamo ce l’ha dato l’universo.
Per ottenere dei risultati bisogna agire, nessun universo muoverà un solo dito al posto nostro!

 

 

Il coccodrillo a rappresentare i nostri istinti.

Il coccodrillo come indice di vitalità.

Raccontaci del TUO coccodrillo.

 

Il mio coccodrillo è una specie di bussola che mi indica quale direzione è bene che scelga.

Seguire la rotta che egli mi indica mi conferisce un senso di pienezza ed appagamento.

Non sempre riesco ad ascoltarlo, anch’io mi perdo nelle distrazioni del quotidiano, ma quando lo ascolto realmente, sento qualcosa vicino alla felicità.

Poi si può sbagliare strada, commettere errori e via dicendo, ma questo fa parte del gioco della vita. 

 

 

Il verde inteso come Natura.

Come ombra.

Come energia.

Come bellezza.

Come valore.

Hai portato come esempio una città vicina a noi che ha trasformato centinaia di mq di cemento in un parco verde.

 

Per diventare più “green” non ci vuole poi tanto.

Chi sta seguendo questa strada, comprende nell’immediato quali e quanti siano i vantaggi, sia in termini di salute che economici.

Il verde attrae il turismo per esempio, dunque molti soldi per i territori.

Ma il verde abbassa l’aggressività, ripulisce l’aria, abbatte l’inquinamento acustico, crea nuovi spazi per l’incontro tra le persone…

Ho letto che il Governo italiano chiederà all’Europa un miliardo per piantare un milione di alberi: mille euro ad albero, un’enormità!
Basterebbe non tagliarli e risparmieremmo tutti un sacco di quattrini.
Ma per farlo bisogna essere ecologicamente intelligenti! 

 

Chiudi il libro con una frase che mi ha colpito molto.

” Gli esseri intelligenti sono quelli in grado di scegliere per il loro benessere e se siamo in connessione con la nostra Natura Interiore, scopriremmo che il nostro benessere si allinea perfettamente sia a quello collettivo che a quello ambientale “

 

Quello che ancora mi colpisce quando lavoro con i miei pazienti, è che quando ci si connette alla propria natura interiore, essa si allinea alla stagionalità riallineandosi con l’ambiente esterno.

Nel libro cito l’esempio del cibo e delle voglie fuori stagione come indice di disconnessione al proprio sé e alla natura.

Desiderare fragole a gennaio o castagne in marzo è molto comune oggigiorno, ma ecologicamente non è un buon indicatore.

 

Chiudiamo parlando del respiro, che tu ben sai quanto sia un discorso che mi appartiene.

Il respiro come consapevolezza di se stessi, come nutrimento, come vita, come ponte con l’ambiente esterno e con le persone che ci circondano.

Esistono dei collegamenti inspiegabili tra respiri di persone diverse che mettono a tacere il brusio dei pensieri ed i rumori intorno.

Quanto è importante prenderne coscienza e allenarlo per poter vivere appieno?

 

Una buona respirazione è indice di buona salute.

Seguendo  il percorso dell’aria che entra dentro il nostro corpo, riusciremo a trovare la profondità di noi stessi: la nostra anima.

E quando siamo a contatto con essa, riusciamo anche a contattare quella delle persone che ci stanno accanto.

 

 

 

 

 

 

 

Se volete sapere un pò di più di Marco, cliccate qui:

Guida Psicologi

 

e seguitelo sulla sua pagina

YouTube

 

 

 

 

 

 

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Cous Cous, ed è subito Mille e una Notte!

    C’è stato un momento ( lungo, parecchio lungo a dire il vero ) in cui ho detestato tutto quello che aveva a che fare con l’Oriente. Troppo Oriente…

 

 

C’è stato un momento ( lungo, parecchio lungo a dire il vero )

in cui ho detestato tutto quello che aveva a che fare con l’Oriente.

Troppo Oriente nella mia vita in un tempo troppo ravvicinato.

Troppi viaggi da quella parte del mondo ma soprattutto troppi sapori forti.

Sapori che, peraltro,

ho sempre amato e ho sempre cercato di ricreare a casa mia

ma che all’ennesimo viaggio

– ero in Marocco e ricordo benissimo il momento preciso in cui accadde –

e all’ennesimo cous cous,

mi hanno fatto disinnamorare.

Un divorzio in piena regola.

E’ passato quasi un anno.

Ma oggi, facendo la spesa,

quell’elegante scatolina nera de La Molisana

ha risvegliato il mio sentimento,

quel sentimento che, alla fine,

era solo sopito perchè si sa,

i grandi amori fanno giri immensi ma poi ritornano sempre ed il mio,

per tutto ciò che sta ad est è amore vero.

Perciò ho rispolverato quella vecchia e semplicissima ricetta esotica 

che, paziente, ha aspettato il mio ritorno.

 

P.S. La Molisana eletto best cous cous ever: grani di misura e porosità giuste da non sovrastare le verdure.

 

 

 

Ingredienti:

250 gr cous cous

2 zucchine grandi

1 peperone grande

sale qb

pepe qb

curcuma qb

olio di cocco qb

 

 

 

Procedimento:

 

In una padella antiaderente cuocere a fuoco lento le verdure

tagliate grossolanamente insieme all’olio di cocco.

Aggiungere il sale, il pepe e la curcuma:

io con la curcuma abbondo sempre che da quando ho scoperto

le sue innumerevoli proprietà non riesco più a farne a meno.

Una volta che le verdure saranno morbide e dorate

–  a me piace che i pezzi rimangano belli grandi

perciò non le cucino troppo per non ridurle in poltiglia! 

spegnete il fuoco e aggiungete il cous cous

che avrete cotto in acqua bollente in una pentola a parte.

Procedimento facilissimo.

Far bollire l’acqua, togliere la pentola dal fuoco, versare il cous cous,

mescolare per 2/3 minuti ed è fatta.

( io non salo l’acqua di cottura perchè condisco per bene le verdure ma è personale ).

Attenzione:

il cous cous non va scolato come gli spaghetti

perciò bisogna cercare di essere il più precisi possibile con la quantità di acqua di cottura

( su tutte le confezioni troverete indicate le dosi ).

In questa ricetta, la dose è per 3/4 persone ergo 250 gr di cous cous e 1/4 di lt d’acqua.

 

N.B. per una vita ho usato l’olio d’oliva poi un giorno la mia amica Cristina, di professione architetto e cuoca per diletto, mi ha fatto provare il suo cous cous con l’olio di cocco.

Non l’ho mai più abbandonato!

Provare per credere!

 

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