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Categoria: Books

Tre Innocui Deliri e Non Guardare Sotto il Letto di Sabrina Gregori

    Tre Innocui Deliri Non Guardare Sotto il Letto • Se normalmente penso, leggo, scrivo, analizzo, quando vado sulla mia isoletta del cuore tutto è elevato all’ennesima potenza. Avevo…

 

 

Tre Innocui Deliri

Non Guardare Sotto il Letto

Se normalmente penso, leggo, scrivo, analizzo, quando vado sulla mia isoletta del cuore tutto è elevato all’ennesima potenza.
Avevo la valigia piena di libri e li ho letti tutti in una settimana.
Ho calcolato male.
Mi sono sottovalutata.
Per una volta non tutto è andato come avevo previsto.
E menomale, che la vita è così, ci coglie di sorpresa sempre.

Ebbene, se ho letto tanto velocemente è anche un po’ colpa della mia amica Sabrina Gregori che ha scritto due libri incalzanti.
In realtà ne ha scritti quattro ma io qui ne sono portati due.
Racconti.
Noir.
Inquietanti.
Bellissimi.
Travolgenti.
Che siate amanti del brivido o no sono certa che non vi lasceranno delusi.

C’è molto di lei in questi racconti perché è poliedrica.
Attrice, regista e sceneggiatrice teatrale, cantante per passione, scrittrice per liberarsi perché “ scrivere è un atto liberatorio.
È espressione della propria creatività, è libera manifestazione di pensiero, a volte così libera da non renderci conto di cosa ci sia dietro alle parole che abbiamo messo sulla carta “.
Se volete sapere qualcosa di lei perché, ahimè, è poco social 😜 cliccate qui:

 

 

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Libero Libera Tutti – Il mio primo libro

    ” Il primo libro è un pò come il primo figlio e ve lo dice una che di figli non ne ha ma che ha una grande immaginazione….

 

 

” Il primo libro è un pò come il primo figlio

e ve lo dice una che di figli non ne ha

ma che ha una grande immaginazione.

Sono arrivata qui grazie a chi ha creduto in me.

La mia famiglia.

La mia famiglia adottiva che come Sara, Simone, Asia e Stefano nessuno mai.

La Gily, vero motore:

mi ha dato forza, consigli, calore 

quelle dritte fondamentali senza le quali non si va da nessuna parte.

Questo libro esiste soprattutto grazie a lei.

I miei amici.

Siete tanti e citarvi tutti mi è impossibile.

Ma possiamo accordarci per uno spritz da Libero

così vi ringrazio uno ad uno! “

 

 

 

Il mio libro finisce così, con i ringraziamenti.

La parte più sentita, quella che ho scritto per prima

e che ho modificato decine di volte in corso d’opera.

Si arriva a tagliare certi traguardi grazie a chi ci circonda, a chi ci motiva, a chi ci sostiene.

E da quì ho scelto di iniziare.

Non racconterò niente del libro, parleranno solo le emozioni.

E ancora grazie a tutti voi, ad ognuno di voi.

 

 

 

I limiti esistono solo nell’anima di chi è a corto di sogni.
🌟
Sicuramente non una delle mie foto migliori.
Ma vuoi mettere l’emozione?
Che poi sono le emozioni che muovono il mondo.
L’amore che mettiamo in ciò che facciamo.
I progetti a lungo sognati che, quando meno te l’aspetti, vedono la luce.
🌟
Ebbene, ci siamo arrivati.
Lo accarezzo per l’ultima volta prima che vada in stampa e diventi di tutti.
🌟
Brindo a me che ci ho creduto.
Brindo Chiara Gily che non è stata solo amica ma anche benzina,

motore, sostegno.
Sempre.
Brindo a Bora.la
che che ha reso possibile tutto questo.
🌟

 

 

 

Ieri è stato bellissimo!
Ci avete riempito il cuore con la vostra presenza.
🌟
“ Libero Libera Tutti” siamo tutti noi!
🌟
Grazie a Chiara Gily che mi ha fatto emozionare.
Grazie a Linda Simeone che miglior addetta stampa non ce n’è.
Grazie a Chiara Gelmini per aver trasformato aneddoti in fantastici pupoli.
Grazie al Piccolo e a Maurizio Cattaruzza per averci raccontato in maniera così puntuale e così vera.
Grazie a Aurea Parovel che come trucca lei nessuna mai.
Grazie a Daniela; per una volta ero pettinata 🤣
Grazie a tutte le radio che ci hanno ospitato.
E ultimo ma mai ultimo, grazie a Diego Manna aka Bora.la per averci creduto.
🌟
Grazie a tutti voi che ci avete dedicato tempo, affetto e calore.
🌟

 

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Intervista a Stefania Campanella – Formentera Non Esiste

  Formentera. La mia isla ed i suoi punti fermi. Passano gli anni ma loro sono sempre lì, ancorati, felicemente. Sempre pronti a ricordarmi che se sono vecchie abitudini evidentemente sono…

 

Formentera.

La mia isla ed i suoi punti fermi.

Passano gli anni ma loro sono sempre lì, ancorati, felicemente.

Sempre pronti a ricordarmi che se sono vecchie abitudini evidentemente sono buone abitudini.

Grazie a quel meraviglioso mondo che è Internet sono incappata in Stefania Campanella.

Me lo ricordo benissimo: a pranzo in una giornata di sole, ordinando del sushi.

E’ stato colpo di fulmine al primo ciao al telefono!

 

Stefania, dal nostro ultimo caffè insieme al Matinal di Formentera a quiPrima di iniziare a parlare del tuo libro e dei tuoi progetti raccontaci un pò di te.

Da sempre quando ho qualcosa di importante da comunicare lo faccio con la scrittura.

Infatti sono laureata in Lettere, ho fatto la copywriter per tanti anni e ho scritto qualche libro, la maggior parte per raccontare Formentera.

Non mi definisco una scrittrice, piuttosto una persona che esprime la propria creatività attraverso le parole.

 

Appassionata dell’isola. Amante della Formentera VERA.

Profonda conoscitrice dei suoi segreti e della sua gente.

Come e quando sei arrivata sull’isola la prima volta?

 

Sono arrivata una notte di agosto nel 1997, a es Pujols.

La prima impressione fu pessima e ricordo di aver detto: “Speriamo che almeno il mare sia bello!”.

Da quel giorno, non c’è più stato un anno in cui non ci sia tornata, prima per vacanza, poi per eventi di vario tipo.

 

“ Nonostante lavorassi in un ufficio, la mia mente era sempre rivolta a Formentera, al come salvarla da un turismo di massa dilagante e maleducato, al come tenere alta la reputazione dei miei connazionali in un paradiso dove la parola “italiano” era spesso sinonimo di maleducato e al come poter dare voce a tutte le persone che, come me, se ne erano innamorate. 

Spesso persone creative, artistiche, anime speciali con qualcosa da dire”.

Ti confesso che leggendo questo passo sul tuo blog ho capito che io e te avevamo molto da raccontarci.

 

E io ti confesso che quando nel 2007 inizia a intervistare alcuni isolani, a ricercare storie per Formentera non esiste, spesso mi trovavo davanti persone molto stupite “Cosa? Un’italiana che vuole conoscere le tradizioni e la cultura di Formentera?”.

La maggior parte degli italiani erano colonizzatori poco inclini ad approfondire l’anima autentica dell’isola.

Ovviamente, questa è una generalizzazione, che come sempre, include delle eccezioni.

Comunque sì, la storia tra l’Italia e Formentera è anomala, unica e surreale a volte.

Oggi credo che la situazione sia molto diversa.

 

“Formentera Non Esiste” è il tuo libro. Perché questo titolo?

 

Perché non ne esiste una, ma ognuno ha la propria.

Ci sono delle versioni di Formentera diversissime, che non si incontreranno mai, altre che convivono o si sovrappongono.

Ma non ne esistono due uguali, ecco perché è un’isola infinita.

 

Il libro ha avuto un successo clamoroso. Uscito nel 2010 e nuovamente in ristampa. Come spieghi questo successo?

 

Penso di aver avuto la giusta intuizione: raccontare Formentera a chi se ne era innamorato, condividere tante scoperte che grazie a un investimento di tempo e denaro avevo potuto raccogliere in loco, pensa che studiai lo spagnolo proprio per poter comunicare meglio con le persone.

Si trattava di fatto dell’unico libro italiano che parlasse dell’isola.

Poi, lo ho davvero scritto con il cuore, in un periodo molto difficile per me, e questo sicuramente arriva tra le righe.

 

Il nome dell’editore è Formentera Filo Blu e mi viene subito in mente il filo blu che tu racconti unisca tutte le persone che amano Formentera…

 

Il filo blu esiste davvero, ahahha. È quello che unisce tutti gli amanti della libertà interiore che Formentera regala.

Più semplicemente, è il nome che avevamo dato, il mio socio Davide Scalzotto e io, alla nostra associazione, con l’intento di promuovere un turismo creativo sostenibile sull’isola.

Forse eravamo troppo ambiziosi, ma ci siamo divertiti prima di chiudere questa avventura organizzando diversi eventi tra Roma, Formentera e Venezia, non ultimo il convegno con Ca’ Foscari da cui poi è nato il libro Formentera.

Ritratto di un’isola.

 

Si dice che l’isola sia magica, che sia un crocevia di energie positive, che una volta che ti entra dentro non ti abbandona più.

Dopo tanti anni hai capito cos’è che la rende così unica?

 

Sto tentando di scrivere un libro per spiegarlo, l’idea è di farlo uscire come continuazione di Formentera non esiste nel 2020…

Si può davvero spiegare Formentera da un punto di vista energetico, ma appunto, mi serve un po’ di tempo.

 

Le nostre strade si sono incrociate per caso, grazie al web. Perché tu hai anche un blog che, come il libro, si chiama Formentera Non Esiste.

E’ nato prima lui o è nato prima il libro?

 

È nato prima il libro il blog era un modo per richiamare dal web i formenteramanti, che come me, si sentivano attratti da quest’isola.

E la cosa ha decisamente funzionato: amici, artisti, persone interessanti, vip… mi hanno contattata in tanti, e con la stessa motivazione: per riconoscersi in una community, quella che ama la Formentera più autentica.

 

In questi anni di blog ho conosciuto persone meravigliose grazie ad internet e tu sei una di quelle.

Cosa ne pensi e come li usi per parlare della tua isola?

Intendi i social network?

A dirti la verità, li uso senza strategia.

Quando ho qualcosa da dire, o qualcosa che voglio condividere, pubblico.

Certo, in passato moderare quotidianamente un gruppo di quasi cinquemila persone non sempre è stato semplice.

C’è anche il rovescio della medaglia: oltre a tante persone fantastiche, sono arrivati anche dei rompiscatole o delle persone che hanno approfittato della mia flessibilità.

Ma a me va bene anche questo.

Si impara da tutti.

 

Formentera Soul, Formentera Gourmet, Formentera Hippy, Formentera Ladies sono tue creature.

Io ho avuto la fortuna, casualmente ( anche se chi conosce l’isola sa che lì nulla accade per caso ) di partecipare ad un incontro.

Raccontaci che cosa sono, come sono nate e come si svolgono.

Sono delle settimane esperienziali sull’isola, con tematiche diverse, di cui curo il programma, in collaborazione con un tour operator, quindi decido cosa è meglio proporre e chi è meglio coinvolgere.

Prendo in considerazione solo le cose che ho provato e che mi sono piaciute.

Formentera Ladies, per esempio, è alla sua quinta edizione (19-23 aprile 2018) ed è ogni volta un’esperienza diversa e meravigliosa, in questo caso dedicata solo alle donne.

 

Dal tuo blog: “ Era il 1967. Formentera era meta di tantissimi hippy (chiamati peluts, “capelloni”, dagli isolani) che arrivavano in questo paradiso naturale e ne rimanevano estasiati.

Dai Pink Floyd a Bob Dylan, un tuffo nella Formentera più nostalgica, per rivivere attraverso luoghi, musiche e la magia di un tempo ritrovato, una leggerezza irripetibile e un sogno che ancora affascina…”

Credi ci sia ancora traccia di questo spirito hippy?

 

Io ancora in certi angoli segreti, lo ritrovo… Non so dirti ancora per quanto.

Visto che mi parli della Formentera Hippy, ci tengo a dire che è stato un privilegio poter scrivere un capitolo sull’argomento, come contributo per il libro di cui parlavo prima, quello che l’Università di Ca’ Foscari ha realizzato su Formentera.

 

Quella sensazione di libertà che nessuno ci può togliere mentre a largo sguazziamo tra le onde.

Il respiro affannoso perché a tutta questa vita non siamo abituati.

Noi con noi stessi.

Troppo spesso estranei, pezzi di puzzle sparpagliati. 

Finalmente ricomposti.

Per me Formentera è questo.

Mi aiuta, ogni volta, a ricomporre il puzzle e mi riporta all’essenza.

 

Che bella descrizione!

Sai ho una teoria: a Formentera il tempo non è quello del fare, ma è quello che nutre… ecco perché siamo così felici quando ci accoglie nella trasparenza delle sue acque e nel calore della sua Terra.

 

Nuovi racconti, nuove uscite, nuovi libri?

 

Ti racconto del progetto realizzato per sostenere Formentera Baby, l’iniziativa che appoggia Nicolò Govoni in un’altra isola, Samos, dove sta costruendo una scuola per i bambini di questo terribile campo profughi.

Con questo intento, ho scritto FORMENTERA PARA SIEMPRE, una guida su cosa fare e cosa vedere sull’isola mese per mese.

Eventi, appuntamenti, concerti, feste e luoghi imperdibili, per vivere Formentera tutto l’anno, al meglio.

L’ebook uscirà a breve su tutti i canali di vendita online in formato epub e mobi, ma al momento si può già ordinare in formato pdf sul mio blog.

Link al libro Formentera para siempre: http://www.formenteranonesiste.com/2018/02/formentera-para-siempre.html

Link al cartaceo Formentera non esiste: http://www.formenteranonesiste.com/il-libro-nuova-edizione

 

 

 

 

 

 

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Intervista a Claudia Venuti – autrice di “Passi” e “Dove Ti Trovo”!

    Parliamo di libri. Ho conosciuto Claudia grazie al web, più precisamente su Instagram. Sono incappata sul suo profilo per caso ed in seguito, sempre casualmente, ho letto un…

 

 

Parliamo di libri.

Ho conosciuto Claudia grazie al web, più precisamente su Instagram.

Sono incappata sul suo profilo per caso ed in seguito, sempre casualmente,

ho letto un passo di “Dove ti Trovo”.

Doveva essere mio.

L’ho portato con me a Formentera e mi sono immersa nella lettura.

Mi sono lasciata travolgere, mi sono rimessa in pace con il mondo, ho inspirato energia ed espirato pesantezza.

Mi sono emozionata, ho riso ed ho pianto ma soprattutto mi sono immedesimata con Mia,

la protagonista.

Ho voluto fortemente intervistare Claudia perchè la sua sensibilità, la sua dolcezza e la sua semplicità

di questi tempi sono cosa rara.

Potete trovare i suoi libri su Amazon oppure potete ordinarli direttamente a lei,

scrivendole su Facebook

Buona lettura!

 

 

Claudia, dopo tanto tempo, finalmente eccoci qui!

Classe 1987.

Nata al Sud e cresciuta in Romagna nei gloriosi anni ’90.

Tua madre, sul suo diario, scriveva:

“E’ una bambina con un temperamento forte, indipendente e deciso”

Raccontaci un po’ di te.

 

Eccoci!

Eh si, rileggendo quel diario 30 anni dopo, devo dire che fa un certo effetto.

Mia madre non si sbagliava, anche se avevo poco più di un anno quando ha iniziato a scrivere di me.

Oggi sono una donna, non più una bambina, ma la descrizione rimane la stessa e sono certa che se dovessi chiederle di scrivere di me adesso, userebbe gli stessi aggettivi.

Per 14 anni della mia vita, ho vissuto a Zungoli un piccolo paese in provincia di Avellino, il luogo che chiamo “casa”, in realtà, chiamo casa anche la città che mi ha successivamente adottata e che negli anni ho imparato ad amare: Rimini.

E poi c’è la mia casa immaginaria, dove con la testa e col cuore ci vivo da una vita ed è il mio posto nel mondo: New York.

Mi definisco una “sognatrice cronica”, estremamente sensibile e lunatica.

Sono un mix infinito di aggettivi che vanno da un eccesso all’altro.

Sto imparando solo adesso ad avere a che fare con le vie di mezzo, ma ammetto che è un’impresa difficile, però ci provo.

Vivo con la teoria del “tutto è possibile” in un mondo tutto mio, dove di base ci sono valori e legami che sanno resistere al tempo e dove le piccole cose sono quelle essenziali.

Vivo anche un po’ “last-second”, nel senso che sono la regina dell’ultimo secondo.

Odio programmare le cose, anche perchè non accetto che all’improvviso qualcuno possa cambiare ciò che mi ero prefissata di fare, quindi evito.

Di qualunque cosa si tratti, non anticipo mai i tempi, pur sapendo che risparmierei la fatica di fare tutto di corsa.

Sono anche un po’ “atipica”, nel senso che ad una domenica di shopping preferisco una domenica allo stadio.

Per quanto riguarda l’essere forte, forse lo ero molto più da bambina, ma tutto sommato lo sono anche adesso, solo che è una forza diversa.

Ho e vivo una vita piena e anche se a volte vorrei provare il piacere di fermarmi, poi continuo sempre con lo stesso ritmo.

 

Appassionata di scrittura e di lettura.Due romanzi pubblicati: “Passi” e “Dove ti Trovo”.

Quando hai iniziato a scrivere e da dove nasce questa passione ( che, tra l’altro, ci accomuna! )

 

Io scrivo da quando ho imparato a farlo, cioè da sempre e la cosa straordinaria è che ho conservato tutto ciò che ho scritto, quaderni e diari di quando avevo 10 anni, anche meno e questo mi permette di collegare e capire tante cose.

La passione per la scrittura è cresciuta con me, in maniera del tutto inconsapevole, non ho mai pensato di saper scrivere, l’unica cosa che sapevo, era che, ogni volta che riempivo dei fogli, stavo bene.

Scrivere è stata la mia cura, il mio sfogo, la mia terapia.

Difficile da spiegare come sensazione, ma ha a che fare col benessere interiore. Essendo una persona molto introspettiva e molto sensibile, ho sempre usato il canale della scrittura per farmi capire, per spiegarmi, per liberarmi dai miei stessi pensieri.

Con la lettura ho un rapporto ancora più intimo.

Ogni singolo libro scelto e letto, non è mai arrivato per caso nella mia vita.

Ci sono libri che non sono mai riuscita ad iniziare, altri lasciati a metà e altri che invece vado a risfogliare per vedere cosa avevo sottolineato e quanto c’era me lì dentro.

Poi ci sono i miei due romanzi, completamente diversi l’uno dall’altro, con un unico filo conduttore: Mia, la protagonista.

Un personaggio inventato che si confonde facilmente con la mia persona.

La verità è che c’è sicuramente qualcosa di me in lei e “gioco” molto con questa cosa, mi diverte immaginarmi in un modo piuttosto che in un altro, ed è quello il bello di scrivere libri… il fatto di poter liberare completamente la fantasia, senza nessuna regola, ma potendo scegliere tutte le sfumature e i tratti distintivi dei personaggi.

Scrivo e scelgo come far andare le cose. Nella vita reale non è sempre così.

Mi stupisce che tutti i miei lettori, quando mi scrivono per dirmi cosa ne pensano dei miei libri, si rivolgono a me come se Mia fossi davvero io dalla prima all’ultima pagina, come se fossero romanzi totalmente autobiografici e non abbiano nulla appunto di inventato e di “romanzato”.

Un giorno mi piacerebbe sapere perchè.    

Forse dovrei chiederlo direttamente a loro.

 

Tu ti autoproduci ed è una cosa coraggiosa in questo periodo.

E’ una scelta che rende liberi di esprimersi e di comunicare senza filtri.

Quali sono i pro e quali sono i contro?

 

La scelta dell’autopubblicazione è stata l’unica che potessi fare.

Prima di intraprendere questa strada, ho cercato una casa editrice, senza ricevere nessun riscontro.

Così, ho dato vita al mio progetto da sola, pensando a tutto, dalla copertina all’impaginazione.

Per il primo libro “Passi” ho utilizzato una piattaforma online che mi ha aiutata tantissimo soprattutto con la distribuzione, in quanto ho avuto la possibilità di essere presente in qualunque store online, mentre con “Dove ti trovo?” ho scelto di autopubblicarmi completamente da sola, senza nessun supporto se non quello delle persone che mi hanno aiutata a realizzare il tutto e questo significa che online è disponibile solo la versione ebook, (realizzata sempre da me) e mi occupo direttamente io della spedizione delle copie cartacee.

Ho comprato i miei diritti d’autore e ho usato una semplice tipografia per stampare le copie che poi rivendo personalmente.

Ammetto che all’inizio riuscivo a gestire abbastanza bene il tutto, oggi non è così facile, perchè le persone con le quali mi rapporto sono aumentate notevolmente negli ultimi due anni.

Il “pro” dell’autopubblicazione è solo questo: la libertà di espressione che non ha nessun limite e che personalmente non riuscirei proprio ad accettare.

Non potrei mai scrivere “a comando”.

Io scrivo tutto quello che sento di scrivere, senza nessun tipo di restrizione o regola.

I “contro” sono quelli che riguardano la distribuzione e il supporto sotto tutti gli aspetti, dall’editing alla pubblicità e all’organizzazione delle presentazioni.

 

Fin da subito mi hanno colpito la tua sensibilità e la facilità con cui passi dal raccontare i sentimenti al descrivere una città.

New York è co-protagonista del tuo primo romanzo, “Passi”, in cui c’è un passaggio che ho amato profondamente:

“Bisogna imparare a mettere dei punti, a chiudere i capitoli, a chiudere i libri”.

 

La mia sensibilità mi ha sempre un po’ “spaventata”, a tratti non l’accettavo nemmeno.

Ero troppo, troppo di tutto.

Poi invece, crescendo, ho capito che essere sensibile non significa essere debole, anzi.

E così, la mia vera forza è diventata proprio quella che credevo la mia più grande debolezza.

Non ho mai chiuso nulla, non ho mai messo punti e per assurdo anche mentre scrivevo, facevo fatica a chiudere i capitoli.

E’ per questo che in passato ho fatto l’errore di trascinarmi dietro il mio stesso passato, ed è proprio quando ho imparato a chiudere tutto, che sono rinata.

E’un po’ come Mia, se vogliamo.

E’ difficile imparare, ma è possibile, perchè lasciare spiragli al nostro passato significa solo intralciarsi il presente.

Ciò che è stato, è stato e l’unica cosa che possiamo fare è apprendere la lezione che quel determinato momento di vita ci ha dato, senza ostinarsi a voler tornare indietro a tutti i costi per cambiare il corso delle cose.

Il corso delle cose non si cambia. Per fortuna, aggiungerei in certi casi.

Ad oggi, mi sembra tutto perfetto così com’è.

Ognuno ha i propri tempi, l’importante è riconoscerli. E riconoscersi, sempre.

 

Perché proprio New York?

Come Mia, la protagonista, anche tu saresti pronta a lasciare tutto e  trasferirti oltre Oceano?

Assolutamente si. Ho sempre pensato : “Prima o poi ci andrò a vivere.” e sono certa che succederà, anche se non so quando e per quanto, sicuramente è nella lista dei miei desideri. Ogni tanto vorrei essere davvero come Mia.

Con New York ci siamo scelte a vicenda, ricordo benissimo la sensazione che ho provato quando sono arrivata a Manhattan per la prima volta, mi sentivo a casa, nella mia dimensione perfetta, mi sentivo parte di quelle strade, mi sembrava di conoscere già tutto, per questo dico che è il mio posto nel mondo… perchè nessun luogo al mondo mi fa sentire come mi sento quando sono a NY.

“Dove ti trovo?” l’ho scritto praticamente tutto lì, in poco più di dieci giorni.

Uscivo la mattina presto e tornavo a casa verso sera e passavo l’intera giornata a camminare e fermarmi a scrivere dove volevo.

Lei mi ha dettato ogni singola parola. E’ il motore delle mie parole. E’ stato un po’ come quando s’incontra la persona giusta e si dice “E’ LEI” ecco per me è stato così, amore a prima vista ancor prima di vederla, già la sentivo mia come città.

 

Le nostre strade si sono incrociate per caso, grazie a quella che è croce e delizia del nuovo millennio: la rete ovvero l’internet ovvero i social.

Come li vedi e come li usi per divulgare la tua scrittura?

 

Per me i social sono stati e sono fondamentali e una cosa è certa, non sarei mai arrivata a così tante persone, se non ci fossero stati.

E’ l’unico canale che ho a disposizione per farmi conoscere, ed è così che sono riuscita a divulgare i #passidimia usandoli in maniera costante e lavorandoci quotidianamente.

E’ un mondo relativamente virtuale per quanto mi riguarda, perchè in questi due anni, grazie ai miei libri ho conosciuto tante persone, le stesse che mi leggevano poi sono diventate amiche a distanza.

Io sono sicuramente entrata nelle loro vite grazie ai miei libri ma anche loro sono entrate nella mia, grazie ai loro messaggi e al loro supporto e tu Francesca sei senza dubbio tra loro.

E’ un po’ come se fosse nata una piccola famiglia, ecco si, sento di avere un’altra famiglia, è solo che le persone che ne fanno parte abitano in posti diversi e lontani fra loro.

Ed è bellissimo così. Dico sempre che un giorno spero di incontrarle tutte.

 

E’ proprio grazie ad Instagram ( che io adoro! ) che sono incappata in “Dove ti trovo” e mi sono lasciata travolgere:

“Si continua a viaggiare.

Abbiamo solo bisogno di bagagli leggeri, qualche abbraccio sincero e una bella scorta di coraggio.

Quella sì che aiuta sempre.

Quello a volte ci salva”.

Per una viaggiatrice incallita come me le tue parole sono aria pura.

Il viaggio come metafora della ricerca di chi non sa accontentarsi?

 

Esatto, ne hai colto il senso.

Questa frase (che poi è in assoluto una delle mie preferite)  l’ho scritta pensando ad una mia amica che aveva mollato tutto ed era partita da sola, allontanandosi dal suo mondo quotidiano.

E’ ancora salvata nelle note del mio telefono, con la data di una sera di giugno del 2016.

Ogni viaggio ha bisogno di coraggio, sia i viaggi che facciamo dentro di noi che quelli che ci portano ad andare via, con la speranza poi di ritrovarci.

Chi non sa accontentarsi viaggia solo un po’ di più, soprattutto con la testa.

Io personalmente viaggio molto con la fantasia e probabilmente preparo bagagli immaginari tutti i giorni… e ogni tanto penso che dovrei smetterla, altre volte invece penso che non mi darò mai tregua.

Che poi il bello di certi viaggi è che decidi tu quando partire e quando tornare, ma soprattutto come tornare.

La mia amica, alla fine è tornata, ma nel frattempo sarà partita altre mille volte e io idem.

 

“Bisognerebbe avere sempre il coraggio di seguire il proprio istinto, le proprie passioni.

Bisognerebbe vivere così, spinti da ciò che ci piace.

Sono partita spesso per scappare ma ovunque andassi quello che avevo dentro veniva con me.

Era addosso”.

Ecco che ritorna il viaggio.

Confesso di essermi immedesimata moltissimo perché anch’io, molto spesso, sono partita per scappare ma quando si tratta di sentimenti, loro ti trovano ovunque e forse non è poi così male.

 

In realtà, bisogna avere anche il coraggio di fermarsi e rendersi conto che certe corse continue non porteranno mai a nulla.

E’ che abbiamo sempre un po’ paura di affrontare i sentimenti, siano essi negativi o positivi, perchè ognuno con le proprie esperienze si crea una sorta di manuale di auto-difesa, ma non è scappando che ci difendiamo meglio, l’unico modo per difendersi davvero è restare e affrontare ciò che c’è da affrontare.

E’ solo dopo aver affrontato tutto che scopri il piacere di andare via solo per il bene che può fare staccare la spina, ed è in quel momento che provi il piacere di goderti ogni altra meta, quando ti liberi completamente e ti rendi conto che non stai più scappando da niente e da nessuno.

Ed è quella la sensazione migliore in assoluto.

 

In “ Passi” hai toccato un argomento che mi sta particolarmente a cuore: l’amicizia.

“Quando parlo di lui dico: il mio migliore amico, perché c’è qualcosa ai miei occhi che lo rende il migliore che potessi avere…

Se potessi donare un pezzo di felicità a qualcuno, deciderei di donarla a lui…

L’amicizia è un sentimento che fa da colonna portante nella mia vita…”

 

In questo sono come Mia.

Penso che l’amicizia sia uno dei temi centrali dei miei libri, perchè in realtà è un argomento importantissimo anche nella mia vita reale.

Sempre in “Passi” scrivo che : “L’amicizia vera è pur sempre una forma d’amore.” e penso che questa frase racchiuda perfettamente il mio pensiero.

Ho tanti legami, che io definisco – fondamentali – sono legami forti e tutte quelle persone messe insieme sono la mia forza.

Mi reputo molto fortunata, perchè avere dei buoni amici significa non essere mai soli.

 

Alla fine tutto riporta all’essenza, ai sentimenti, alle emozioni.

“Bisogna solo imparare a sentire. Le persone hanno paura di ascoltarsi.  Le emozioni forti non sono per tutti”.

Leggendoti si percepisce che per te, scrivere, è emozione.

Hai nuove emozioni pronte da imprimere su carta?

Possiamo aspettare con ansia una nuova uscita?

 

Ho iniziato da poco a scrivere il terzo libro, l’ultimo capitolo dei #passidimia , non so quando uscirà, ma arriverà.

Scrivo continuamente e anche se attualmente è tutto in disordine, tra note del telefono, fogli sparsi, quaderni, computer… so bene che alla fine tutto avrà un senso. Io sento e ascolto molto e non mi spaventano le emozioni forti, anzi, sono quelle che mi fanno sentire viva.

Sto scrivendo, ma con calma. Questo nuovo libro avrà un valore particolarmente speciale per me, forse perchè sono cresciuta rispetto al primo, non lo so.

So solo che quel po’ che continuo a leggere e rileggere quel po’ che ho scritto fino ad ora e ho la sensazione che per me, questo, sarà il più bello.

 

 

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Scherzi del Destino!

    Ho conosciuto Chiara Gily grazie al web quindi ” Scherzi del Destino ” l’ho sentito subito mio. Io e la Gily siamo l’esempio che l’amicizia vera nata in…

 

 

  1. Ho conosciuto Chiara Gily grazie al web
  2. quindi ” Scherzi del Destino ” l’ho sentito subito mio.
  3. Io e la Gily siamo l’esempio che l’amicizia vera nata in rete esiste,
  4. che Bianca e Marilori vivono tra noi.

 

  1. Chiara:
  2. un vulcano di idee, napoletana travolgente, blogger, abilitata dottore commercialista,
  3. ora nella pubblica amministrazione per la Regione FVG,
  4. scrittrice.

 

  1. L’avevo già intervistata in occasione della presentazione del suo libro ” L’Abito da sposa “e ricordo ancora l’emozione 😉

 

  1. Prima presentazione per me e primo libro per lei.

 

  1. Nel mezzo un sacco di cose successe
  2. e la nostra amicizia che continua a crescere.

 

  1. Ho amato ” Scherzi del Destino ” perchè
  2. tra risotti, matrimoni, un pò di nord ed un pò di sud,
  3. intrecci amorosi e colpi di scena, c’è la vita in divenire.
  4. Due ragazze lontane unite da una passione comune che fa da collante.
  5. C’è amore e c’è amicizia.
  6. C’è la purezza dei sentimenti.
  7. C’è bellezza.
  8. C’è verità.
  9. Ed infine c’è il destino,
  10. che non smette mai di sorprenderci!

 

 

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  1. Gily, rieccoci qui 🙂
  2. Mi incuriosisce moltissimo il tuo essere così camaleontica.
  3. Napoletana che ha scelto di vivere a Trieste.
  4. Ti definisci scribacchina felice.
  5. Collabori con ” Il Piccolo ” di Trieste dove hai un Blog seguitissimo, “Una Napoletana a Trieste “, con Cosmopolitan dove ti occupi di finanza ma lavori anche in una PA e sei abilitata dottore commercialista.
  6. Un tripudio di energia e idee.
  7. Per una persona come me, gioia pura.
  8. Ci racconti un pò di te?

 

  1. Ah, bella domanda! Sono abilitata dottore commercialista e lavoro ogni giorno con centinaia di numeri ma sono anche una giornalista pubblicista che ha trovato la sua felicità nella scrittura, passione che avevo sin da piccola e che, con il tempo, è riuscita a condividere anche con gli altri. Diciamo che i diari segreti e i sogni di bambina sono usciti dal fantomatico cassetto!
  2. Adoro i matrimoni – soprattutto per i sentimenti che ci sono dietro a questo grande evento – e mi piace raccontare nuove tendenze e stili sul mio blog gilyweddings, uno spazio dove racconto anche molto di me.
  3. Sono una cuoca in progress, mi piace sperimentare: sono affascinata dalla cucina orientale e allo stesso tempo resto legata alle tradizioni del sud. Da un anno sono contributor per Pappa e Ceci, un blog nato con uno scopo benefico a favore dell’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, dove posto ricette vegetariane.
  4. Ma, soprattutto: sono la mamma di Francesco, un bimbo di due anni che ha riempito la vita mia e del suo papà. E’ senza dubbio lui che mi dà l’energia per fare tutto!

 

  1. Il primo libro in assoluto che ho presentato è stato il tuo ” L’Abito da Sposa ” e ancora ricordo l’emozione…è stato l’inizio di un’amicizia per me molto importante, che mi ha dato e continua a darmi grande forza perciò ora sono ancora ( se possibile ) più emozionata.
  2. ” Scherzi del Destino ” edito da Centoautori per la collana ” A cuor leggero” è il tuo primo romanzo e parla di amicizia.
  3. Com’è nato?

 

  1. Sì, ricordo anche io quella presentazione allegra e coinvolgente poco prima di Natale de “L’abito da Sposa” e ancora grazie per essere stata così attenta a cogliere particolari e sfumature di quel manuale di eleganza matrimoniale.
  2. Il mio nuovo libro è nato…grazie al destino! La mia editor, Chiara Santoianni, cercava una scrittrice per uno dei libri della Collana “A Cuor leggero” per l’editore Centoautori; si è rivolta alla redazione di Cosmopolitan dove hanno fatto il mio nome e dopo scambi di email, telefonate e whatsapp abbiamo deciso trama e titolo. Mi hanno chiesto di parlare di sentimenti e l’ho fatto descrivendo un rapporto di amicizia che, per me, è una preziosa forma di amore.

 

  1. Partiamo dalla cosa più importante, quella da cui partire, ovvero i sentimenti.
  2. Erroneamente si crede che il web sia fuorviante invece possono nascere cose bellissime ( qui mi sento parte in causa dal momento che la nostra amicizia è nata proprio grazie al web! ).
  3. I personaggi, la loro storia, l’amicizia nata ” online ” partono da esperienze di vita vissuta da te in prima persona?

 

  1. I personaggi sono frutto della mia fantasia, anche se – ovviamente – mi sono lasciata influenzare dalla mia vita e da ciò che vedo e leggo – soprattutto in rete. Considero il web una grande opportunità: di conoscenze, di lavoro, di sinergie. Molte delle mie amicizie più preziose sono nate grazie al web: passare dall’on line all’off line è stata una conseguenza naturale e non ho mai avuto brutte sorprese.

 

  1. Ho sempre pensato che il titolo di un libro sia fondamentale.
  2. Perchè ” Scherzi del Destino ” ? 

 

  1. Il libro è nato sotto una buona stella: ho ricevuto la proposta di scrivere il libro a mezzanotte del mio compleanno. Regalo più bello non potevo riceverlo. In più: ho scoperto solo dopo averla conosciuta che la mia editor è napoletana come me e che abbiamo abitato nello stesso quartiere per anni senza mai vederci. Senza dimenticare, poi, l’influsso positivo di Cosmopolitan. E’ partito tutto da lì e il destino è stato generoso, così come lo è, dopo varie vicende e peripezie, con le mie protagoniste.

 

  1. Bianca vive a Milano, Marilori in Puglia.
  2. Lontanissime eppure vicine.
  3. Unite dalla passione comune per il cibo, che tutto può ( ripenso alle nostre spadellate di biscotti ricoperti di zucchero a velo quando l’inverno imperversa ).
  4. Cibo e sentimenti.
  5. Differenze che uniscono.
  6. Quanto c’è di te in loro, donna del sud che vive al nord?

 

  1. Bianca vive al nord e Marilori al sud ma hanno tantissime cose in comune. Con questo libro ho avuto voglia anche di sfatare quei pregiudizi che accompagnano “donne del sud vs donne del nord”. Ad accomunarle, all’inizio, c’è la cucina ma poi  – andando avanti – saranno più vicine di quanto avessero mai immaginato.
  2. Entrambe mi assomigliano: per il forte valore che danno all’amicizia, per l’amore che hanno per il cibo e per il loro voler essere indipendenti da famiglia e fidanzati.

 

  1. Il tuo è un animo gipsy.
  2. Partita da Napoli, passando per Milano per arrivare a Trieste.
  3. Come mai hai scelto di fermarti qui e cosa hai portato con te del calore del Sud?

 

  1. Anche a Trieste ci sono finita per…..uno scherzo del destino. Ero di passaggio dopo una vacanza ed è scattato un colpo di fulmine con la città. Mi ero appena sposata e avevo la classica vita perfetta con ancora i regali di nozze da spacchettare al nostro ritorno. Una volta a Napoli, invece di aprirli abbiamo iniziato a inviare Cv e ci è andata bene! Da allora, otto anni fa, il colpo di fulmine si è trasformato in un innamoramento che, tra alti e bassi, ci rende ancora felicissimi della scelta fatta.

 

  1. La tua rubrica su Cosmopolitan è molto seguita, utilissima come non mai in periodi come questo.
  2. Si riescono a fare un sacco di cose gestendo bene le proprie finanze.
  3. IL consiglio su tutti?

 

  1. Una su tutte? Non avere “paura” del fisco! Come? Essendo ordinate con la documentazione da consegnare a Caf o commercialisti, essendo curiose e leggendo novità e riforme fiscali (a volte bastano anche 15 minuti al giorno, collegandosi a siti di settore) e avendo davvero cura delle proprie finanze senza delegarle a nessuno. E, soprattutto, dimenticandosi che non siano affari che ci riguardano.

 

  1. Dalla finanza, ai matrimoni, alla scrittura.

  2. Si percepiscono l’amore, la gioia e l’entusiasmo che metti in tutto ciò che fai perchè, come dice Bianca,  ” l’amore non è altro che un detonatore di gioie condivise “!

 

 

 

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  1. P.S. Io e Chiara abbiamo un rito scaramantico prima di ogni presentazione:
  2. bollicine e anello dell’amicizia perchè le amiche sono una delle gioie più grandi della vita e bisogna celebrarle, sempre!

 

 

 

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Mostrami – Guida pratica per realizzare una mostra fotografica di successo!

Finalmente ho ritrovato il tempo di leggere. Una pila di libri sul comodino in attesa, parecchi scritti da amici. E di questo sono orgogliosissima! Ho appena finito “Mostrami” – Guida…

  1. Finalmente ho ritrovato il tempo di leggere.
  2. Una pila di libri sul comodino in attesa, parecchi scritti da amici.
  3. E di questo sono orgogliosissima!
  4. Ho appena finito “Mostrami” – Guida pratica per realizzare una mostra fotografica di successo
  5. – scritto da Linda Simeone!

 

 

 

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  1. Linda è una mia amica.
  2. Linda è dinamismo.
  3. Linda è fantasia.
  4. Linda è vita.
  5. Linda è ( anche ) la creatrice de Le Vie delle Foto
  6. E proprio grazie a Le Vie delle Foto è nato “Mostrami”,
  7. una guida indispensabile per organizzare una mostra fotografica di successo.

 

  1. Ci eravamo lasciate parlando proprio della sua creatura, ci ritroviamo per parlare della sua seconda creatura.

 

 

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  1. Allora Linda, rieccoci qui.
  2. L’ultima volta in cui ci siamo incontrate mi hai raccontato de Le Vie delle Foto.
  3. Oggi parliamo di “Mostrami”, il tuo primo libro cartaceo.
  4. Come e perchè è nato?

 

  1. Il libro nasce perchè avevo bisogno di poter dare qualcosa di concreto ai fotografi per spiegar loro come si organizza una mostra in maniera dettagliata.
  2. I fotografi hanno una sensibilità ed una capacità creativa fuori dal comune ma non hanno sempre il tempo di seguire l’organizzazione della mostra quindi ho pensato che un vademecum portatile fosse molto utile.

 

 

  1. Partiamo dalla cosa secondo te più importante, quella da cui partire, quando si decide di realizzare una mostra fotografica.

 

  1. La cosa più importante è senza dubbio il progetto.
  2. Avere qualcosa da raccontare, un portfolio intorno al quale sviluppare tutto, dalla location, all’immagine combinata, alla mostra finale.

 

  1. Ho sempre pensato che il nome/titolo, in una mostra, fosse la cosa più importante invece mi sono ritrovata ad andare a vedere delle mostre “innominate” e mi è piaciuto un sacco.
  2. Mi sentivo libera di interpretare a modo mio ciò che vedevo.
  3. Tu spieghi, invece, che …. ” c’è sempre una storia da raccontare. Un fotografo che non ha nulla da dire non ha nemmeno una foto da esporre, tantomeno un tema…”

 

  1. Il tema è fondamentale come è fondamentale creare una serie di immagini collegate tra loro per raccontare una storia.
  2. Una foto da sola, secondo me, ha meno forza di un insieme.
  3. Un portfolio crea sicuramente più emozioni.

 

 

  1. Tu sei la creatrice de Le Vie delle Foto, mostra fotografica dove gli artisti espongono all’interno di locali in giro per la città.
  2. Perchè hai scelto i bar invece delle solite sale mostre?

 

  1. Questa è la mia domanda preferita perchè si parla della mia città, Trieste.
  2. Città che per antropologia, creazione, formazione è una città che ha un legame fortissimo con i locali che sono considerati luogo d’incontro come un tempo erano le piazze.
  3. Nei bar ci si incontra non solo per bere un caffè ma anche per comizi politici, per raccontarsi e anche per scrivere, come ad esempio usava fare James Joyce.
  4. Il bar è, quindi, parte fondamentale della città e luogo d’incontro.

 

  1. Raccontami un pò delle installazioni. Mi pare di aver capito che ti sei fatta un sacco di risate ( oltre ad aver imparato molte cose! ).

 

  1. L’installazione è la parte più complessa perchè in pochissimi giorni bisogna organizzare tutto e, quasi sempre, si sfora con i tempi quindi è necessario conoscere molto bene il locale nel quale si andrà ad installare per arrivare con il necessaire giusto.
  2. Altra cosa fondamentale è avere sempre a disposizione il “Kit piano B”, ovvero un kit salvavita con chiodi, colla, martelli da usare i caso di difficoltà.

 

  1. Parliamo ora degli elementi che fanno la differenza in una mostra. Quali sono?

 

  1. Sono tanti anche se in realtà sono dettagli.
  2. Imporante, in caso di immagine combinata che collega tutta la mostra, che la suddetta immagine compaia anche su volantini, raccolte o cartelloni pubblicitari in modo da far capire bene quali siano tema e scopo della mostra.
  3. Importante è lasciare dei biglietti da visita in modo che i fruitori possano contattare l’artista.
  4. Importante, inoltre, è il catalogo sfogliabile, che noi abbiamo già usato in diverse occasioni, con all’interno dei QR Code scannerizzabili per poterlo consultare direttamente sul proprio telefono.

 

  1. Il curatore è una figura necessaria o si può anche fare tutto da soli?

 

  1. Il curatore è parte fondamentale della mostra per due motivi.
  2. Il primo perchè il fotografo è un creativo quindi è giusto si dedichi alla parte artistica.
  3. Il secondo perchè sono richieste doti organizzative ma soprattutto esperienza, quindi consiglio vivamente di sceglierlo con cura per essere certi di ottenere un ottimo risultato.

 

  1. Quanto conta il Vernissage? 

 

  1. Anche il Vernissage è parte fondamentale della mostra perchè è il momento in cui il fotografo presenta il suo lavoro.
  2. Il fotografo, inoltre, incontra il suo pubblico e si rende disponibile a rispondere a domande, quesiti, curiosità.
  3. Per questo motivo è molto importante che sia preparato e si presenti al meglio.

 

 

  1. Concludi con il tuo motto “…perchè in una squadra vince la Squadra.”

 

  1. Sono assolutamente convinta che nessuno sia in grado di fare tutto da solo.
  2. Una squadra di persone con lo stesso obiettivo e con la stessa passione riuscirà a raggiungere risultati decisamente migliori rispetto al singolo.

 

 

 

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