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Latterie Friulane: il latte come una volta!

  PARLIAMO Di LATTE E DEI SUOI DERIVATI   Se penso alle Latterie Friulane ritorno immediatamente alla mia infanzia.   Alle colazioni preparate dalla mia nonna che sapevano di kraphen alla…

 

  1. PARLIAMO Di LATTE E DEI SUOI DERIVATI

 

  1. Se penso alle Latterie Friulane ritorno immediatamente alla mia infanzia.

 

  1. Alle colazioni preparate dalla mia nonna che sapevano di kraphen alla marmellata,
  2. yogurt rigorosamente in vetro
  3. e latte bollente che, con la sua panna,
  4. rimane una della cose più libidinose che ci siano.

 

  1. Lo yogurt in vetro, a quei tempi, era un must perchè poi,
  2. a scuola,
  3. usavamo i barattolini per fare i ” lavoretti ” :
  4. decoupage,
  5. pitturazioni che neanche Van Gogh,
  6. porta candele come se non ci fosse un domani,
  7. e chi più ne ha più ne metta.

 

  1. Capirete che non sono riuscita a non emozionarmi quando è arrivato l’invito
  2. a visitare lo stabilimento di Campoformido.

 

  1. Ebbene, eccoci qui.

 

 

  1. Ci accoglie Filippo Golin, direttore dello stabilimento, che
  2. ci presenta l’azienda e ci guida in un tour
  3. che parte dalla zona di ricevimento e confezionamento del latte,
  4. passando per la zona di produzione di yogurt e mozzarella
  5. per finire in quella che loro chiamano Reparto Montasio
  6. e che io chiamo Reparto Delirio dei Sensi.

 

 

  1. Latterie Friulane viene assorbita nel 2015 da Parmalat
  2. che fa entrare lo stabilimento di Campoformido 
  3. con i suoi circa 135 dipendenti 
  4. tra i 9 stabilimenti italiani di proprietà del gruppo.

 

  1. Gruppo che ha puntato moltissimo su Campoformido
  2. cercando di farne uno stabilimento con prodotti strettamente legati al territorio.
  3. Ogni giorno arriva in sede il latte
  4. che proviene quasi tutto da un raggio massimo di circa 90 km,
  5. ad eccezione di una parte di latte bio proveniente dall’Austria, 
  6. in quanto lo stabilimento produce anche la mozzarella
  7. per un’importante catena austriaca che richiede il suo latte. 

 

 

 

  1. Da sempre attenti al Bio,
  2. il loro marchio Bio Friuli,
  3. che punta ad un’idea di genuinità e di ritorno alle tradizioni,
  4. è ora distribuito
  5. tramite le catena Ocean e Pam
  6. in tutta Italia,
  7. con l’intento di ampliarne sempre più la distribuzione.

 

  1. Finalmente, grazie a due tenute del Friuli Venezia Giulia che, 
  2. in collaborazione con Latterie Friulane, 
  3. quest’anno si sono convertite al biologico,
  4. lo stabilimento riesce a soddisfare
  5. la produzione sia di latte che di yogurt senza andare troppo lontano.

 

 

  1. Ma è quando si parla di Montasio Dop che il gioco si fa duro.
  2. Formaggio che deve il suo nome all’omonimo massiccio montuoso del Friuli, 
  3. dal sapore unico e 100% made in FVG.

 

  1. E’ Franco Della Mora
  2. – casaro da generazioni
  3. e tra i massimi esperti di Montasio in Regione –
  4. che ci guida nella zona di produzione,
  5. ci racconta e si racconta.
  6. Riesco a leggere l’emozione nei suoi occhi quando parla di latte,
  7. salamoia,
  8. stagionature.

 

 

  1. Chiudiamo degustando

 

  1. formaggio Montasio,

 

  1. mozzarella,

 

  1. ricotta
  2. – che viene ancora confezionata a mano
  3. e che grazie all’utilizzo di siero di latte intero
  4. e all’aggiunta di una piccola quantità di panna o di latte
  5. ha un sapore particolarmente e delicato e buonissimo –

 

  1. yogurt.

 

 

 

 

  1. Ne sono uscita con una borsa frigo piena di delizie
  2. e con la consapevolezza che i nonni non sbagliano mai!
  3. Lode alle Latterie Friulane
  4. che guardano al futuro senza dimenticare il passato!

 

 

 

 

 

 

  1. Per maggiori info cliccate qui:

 

  1. Latterie Friulane

 

 

 

 

 

 

 

 

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Besciamella, finalmente la ricetta giusta!

    In un sabato di bora c’è bisogno di calore.   Vengo travolta da una voglia pazzesca di lasagna che sarebbe giustificabile solamente se fossi incinta di tre gemelli….

 

 

  1. In un sabato di bora c’è bisogno di calore.

 

  1. Vengo travolta da una voglia pazzesca di lasagna che sarebbe giustificabile solamente se fossi incinta di tre gemelli.

 

  1. Inizia il mio peregrinare al super alla ricerca degli ingredienti.

 

  1. Non so voi ma io giro e rigiro, avanti e indietro,
  2. ripasso davanti al bancone dei formaggi 12 volte;
  3. il salumiere si chiede che problema mi affligga ma sono così:
  1. ho una lista precisa in mente e devo seguire quella.
  1. Totalmente incapace di afferrare gli ingredienti quando ci passo davanti,
  1. devo seguire quella famosa lista che ho nella mente.

 

  1. ( sono i problemi che affliggono noi della Vergine. Pigne immense ma altrettanto precise quando spadelliamo! ) 

 

 

  1. La besciamella mi ha sempre messa in soggezione quindi l’ho fatta solamente un paio di volte ma con scarsi risultati.

 

  1. Questa volta ho deciso di ritentare e di seguire la ricetta di un’amica che non sbaglia mai!

 

 

 

 

INGREDIENTI:

 

  1. 100 gr di burro
  2. 80 gr di farina 00
  3. 1 lt di latte fresco intero
  4. 1 pizzico d sale
  5. noce moscata grattugiata q.b.

 

 

PROCEDIMENTO:

 

 

  1. Scaldare il latte in un pentolino ed in seguito aromatizzarlo con la noce moscata ed il sale.

 

  1. In un altro pentolino capiente far sciogliere il burro a fuoco lento

 

  1. ( questa volta ho usato quella meraviglia del Burro Occelli è il risultato è stato strepitoso ).

 

  1. Una volta sciolto il burro, togliere il pentolino dal fuoco ed aggiungere la farina setacciata mescolando con la frusta.

 

  1. Riporla sul fuoco lento e farla diventare dorata.

 

 

 

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  1. Ecco, abbiamo ottenuto il roux!

 

 

  1. Unire il latte al roux continuando a mescolare con la frusta.

 

  1. ( io uso la frusta elettrica così sono sicura di non avere grumi! ).

 

  1. Cuocere per ca 5 minuti finchè la besciamella non si addensa.

 

 

 

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  1. L’ho usata per la mia lasagna alla bolognese.

 

  1. Non è rimasta nemmeno una briciolina…anche il peloso ha gradito 😉

 

 

 

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  1. N.B. Se la preferite più densa aggiungete burro e farina.

 

  1. Se la volete più liquida diminuite le dosi!

 

 

 

 

 

 

 

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Del mio non essere cuoca ad una passione che, piano piano, diventa amore. Dalla mia cucina al Bistrot. Da una vecchia ricetta le fritole della nonna!

      Che io non fossi una grande cuoca era ed è cosa nota.   All’inizio pubblicavo SOLO ricette di amiche, amiche di amiche, amiche di amiche di amiche…

 

 

 

Che io non fossi una grande cuoca era ed è cosa nota.

 

All’inizio pubblicavo SOLO ricette di amiche, amiche di amiche, amiche di amiche di amiche che amorevolmente cucinavano ( anche ) per me e mi regalavano i loro segreti.

 

Poi la passione mi ha travolta, inaspettatamente, perchè, si sa, alla cucina come all’amore bisogna darsi con lo stesso abbandono.

 

Ed io ho deciso di abbandonarmi.

 

 

Così la mia cucina è diventata il Bistrot.

 

 

In una casa appena ristrutturata che ancora profuma di malta e pittura ed in una cucina dai toni verde salvia in cui mancano ancora forno, fuochi e cappa – pigramente adagiati al centro del salone in attesa di essere montati – ho iniziato a spadellare on my own.

 

I risultati non sono mica male, dicono!

 

Così, perdendo completamente la cognizione del tempo e dello spazio, spadello ogni santo giorno.

 

Scovo ricette che mai avrei messo in opera.

 

Leggo, mi documento.

 

Ma soprattutto rispolvero il vecchio sapere trasmesso dalla mia adorata nonna.

 

Lei che cucinava sempre.

 

Lei che per fare il ragù ci metteva tutta la mattina.

 

Lei che il brodo solo a fuoco lento e mai, dico mai, nella pentola a pressione.

 

Lei che sarebbe tanto felice di sapermi ai fornelli in quella che, un tempo, era la sua casa ed ora è la mia Lazy Home.

 

Lei che cucinava moltissimo ma con tendenze decisamente più salate.

 

Le fritole una della poche eccezioni dolci.

 

Da noi si mangiano a Natale, a Capodanno, a Carnevale, a Pasqua.

 

Per le fritole, in realtà, non c’è un momento.

 

Sono un passepartout.

 

Le va ben sempre!

 

 

In un sabato di bora in fase discendente ho impastato!

 

 

INGREDIENTI:

 

400 gr di farina

2 cucchiai colmi di zucchero

2 uova

un pizzico di sale

40 gr di lievito

rhum o limone qb

1 bicchiere di latte

100 gr di uva passa

zucchero a velo ( per gli amanti del genere. La mia nonna usava quello normale )

 

 

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PROCEDIMENTO:

 

Mettere in ammollo il lievito in acqua tiepida.

 

Si può usare anche quello in polvere ma il cubetto fresco resta la scelta migliore.

 

Mescolare la farina con lo zucchero.

 

Aggiungere le uova ed il lievito sciolto e mescolare.

 

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Aggiungere il latte ( io lo uso a temperatura ambiente ), il rhum/limone e l’uva passa.

 

A me piacciono molto di più con il limone perciò ci aggiungo una fialetta ( per chi ama i sapori un pò più decisi, anche una scorza di limone grattugiata ).

 

 

 

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E adesso il momento catartico.

 

Mia nonna lasciava riposare l’impasto coperto da una tovaglietta di cotone per un paio d’ore e poi lo faceva rigirare a quel sant’uomo di mio nonno che, cascasse il mondo, allo scadere delle due ore doveva rimestare in senso orario la sbobba.

 

Io sono andata al cinema!

 

E poi a cena!

 

E quando sono rientrata, all’una di notte, ho trovato questo

 

 

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Poi ho rimescolato e fritto.

 

 

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Perciò ho le prove che tutto quel manipolare ogni due ore non è propriamente necessario.

 

Facendo un rapido calcolo, mio nonno ha buttato qualche anno della sua vita a girare impasti 🙁

 

Possiamo schiacciare pisolini tranquilli sul divano, in freddi pomeriggi di Bora, senza abbracciare mestoli di legno e senza puntare la sveglia per ridare nuova vita ad un impasto che si autoalimenta!

 

Questa è la scoperta più bella che potessi fare.

 

( mia nonna già lo sapeva, ne sono certa! ).

 

 

Da oggi in poi fritole in OGNI occasione!

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Aspettando la neve tra divano, frutta secca, porridge, tiramisù e Ruth Reichl!

    Ci sono momenti in cui non faccio che fare e momenti in cui non faccio che essere.     Oggi è il momento dell’essere.     Essere felice…

 

 

Ci sono momenti in cui non faccio che fare e momenti in cui non faccio che essere.

 

 

Oggi è il momento dell’essere.

 

 

Essere felice perchè è domenica.

 

Essere sonnacchiosa perchè è domenica.

 

Essere lazy perchè è domenica.

 

 

 

Distesa sul divano con accanto un cane che russa con il moccolo al naso, sgranocchio frutta secca mista che fa tanto bene.

 

Fondamentale la quantità.

Se la imbustano in confezioni da 100 gr un motivo ci deve pur essere.

Ma se a casa di confezioni ne hai 5 sei fregata!

 

Perchè la frutta secca è maledetta!

 

Perchè la frutta secca crea dipendenza!

 

Perchè quelle fettine di banana così sottili e così croccanti mischiate alle scaglie di cocco ed ai cubetti di ananas e papaya sono un delirio dei sensi.

 

Se poi le mischi con un pò di avena e le inondi di latte bollente ti senti meno in colpa perchè, in fin dei conti, stai facendo una english breakfast all’ora del breakfast tea ma la sbobba inglese non ha mai ucciso nessuno!

 

Dentro al porridge puoi anche gettare qualche scaglia di cioccolato fondente che poi si scioglierà nel latte caldo e tornerai bambina ai tempi del Nesquik!

 

Solo perchè è domenica.

 

 

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E di domenica amo fare solo cose che mi fanno stare bene, dedicando il giusto tempo a loro e a me.

 

Leggere è una di queste.

 

La neve è arrivata anche quì così, nel silenzio che la accompagna, posso iniziare quello che per Gipsy in The Kitchen è il libro preferito.

 

La parte più tenera inizia adesso.

 

 

Prima di abbandonarmi alla lettura vi posto ricetta e make of del tiramisù che ho fatto ieri perchè le verze senza patate sono venute bene, ma non sono LE VERE VERZE, mentre il caro vecchio tiramisù è stato un successo as usual.

 

 

Buona domenica con la neve, con il silenzio, con la pace nel cuore.

 

 

E con tanta tanta dolcezza perchè la parte tenera è forse la cosa più bella che abbiamo.

 

 

 

 

 

TIRAMISù

 

 

Ingredienti:

 

250 gr di mascarpone

200 ml di panna fresca

4 uova

6 cucchiai di zucchero

biscotti

caffè

 

 

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Procedimento:

 

 

 

Dividere i tuorli dagli albumi.

 

 

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Mescolare i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una crema morbida; poi aggiungere lentamente il mascarpone e continuare a mescolare fino a quando la crema non diventa morbida ( io il mascarpone lo preferisco a temperatura ambiente!!! ).

 

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Montare a neve gli albumi e la panna fresca.

 

 

 

 

 

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Unire gli albumi al composto e poi la panna montata.

 

Nel frattempo inzuppare i biscotti nel caffè e distenderli nelle ciotoline o nella pirofila.

 

Distendere la crema sopra ai biscotti, spolverare con il cioccolato amaro e, a piacere, aggiungere le scaglie di cioccolato fondente.

 

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Muffin di Zucca!

  Ad Halloween c’è chi festeggia girando mascherato per la città e chi festeggia in cucina spadellando.   La mia amica Agata, come già tutti sanno, fa parte del secondo…

 

Ad Halloween c’è chi festeggia girando mascherato per la città e chi festeggia in cucina spadellando.

 

La mia amica Agata, come già tutti sanno, fa parte del secondo gruppo.

 

Lei, del suddetto gruppo, è la regina incontrastata!

 

Il nostro Halloween è stato un Halloween culinario!

 

Un menù per chi di zucca se ne intende!

 

Una cena preparata con le sue sapienti e abili mani da cuoca stellata!

 

Muffin per tutti come antipasto.

 

Zucche, scalogno, semi di papavero a noi:

 

 

 

 

Ingredienti:

 

180 gr di zucca

1 porro

80 gr di provola affumicata

150 gr di farina

60 gr di grana grattugiato

1 pizzico di sale

1/2 bustina di lievito

1 uovo intero e 1 rosso

70 ml latte intero

60 gr di olio di mais

semi di papavero

 

 

PROCEDIMENTO:

 

 

Lessare il porro a fette e tagliare la zucca a cubetti.

 

 

 

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In una padella rosolare la zucca a pezzi ed il porro. Far cuocere per 5 minuti.

 

 

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In una ciotola mettere la farina, il grana, un uovo ed il tuorlo, il lievito, l’olio, il latte e gli altri ingredienti cotti in precedenza.

 

 

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Versare il composto negli stampi e coprire con i semi di papavero.

 

Cuocere in forno pre riscaldato a 180 gr per 25 minuti.

 

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CONCLUSIONE:

 

La dose consigliata è di due muffins a persona ma, se uno ha una coscienza, deve servirne almeno 15!!!!!!!

 

P.S. Non si mangiano mica solo ad Halloween 🙂

 

 

 

Muffin di Zucca con Semi di Papavero

 

 

 

 

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Let’s Kefir! Il mio Kefir Home Made!

Ieri sera, dopo una vita, il mio amico Paolo mi ha finalmente invitata a cena e mi ha deliziata con i suoi manicaretti di pesce!   Anche questa volta sono…

Ieri sera, dopo una vita, il mio amico Paolo mi ha finalmente invitata a cena e mi ha deliziata con i suoi manicaretti di pesce!

 

Anche questa volta sono tornata a casa satolla ed al posto della solita camomilla ho ingurgitato 120 granelli di Brioschi per riuscire a farmi abbracciare serenamente da Morfeo ☺

 

Ad un certo punto, a sorpresa, Paolo estrae un giga barattolo di Nutella pieno di latte con una strana palla granulosa in ammollo!

 

Con grande orgoglio mi offre in dono un paio di granelli della palla aliena per darmi la possibilità di creare una mia produzione casalinga. Ma di cosa???? E perché????

 

Con un sorriso tronfio mi comunica che si tratta di preziosissimi granuli di Kefir.

 

Totalmente ignorante in materia ho immediatamente googlato per ampliare la mia conoscenza in merito ed ho scoperto che il Kefir ha innumerevoli benefici, ma proprio tanti, perciò ho detto SI, LO VOGLIO!

 

Come se fossi all’altare con il prescelto accanto.
Fasciata in un voluminoso abito bianco.
Con la musica di Enya in sottofondo.
Con gli amici commossi intorno.

Invece c’eravamo solo io e la palla aliena.

Scegliendo di portarmela a casa ho scelto di prendermene cura e di farla crescere per poter disseminare i suoi granelli a casa di tutti i miei amici.

Perciò, amici, let’s Kefir!!!!!!

 

 

 

” Il Kefir è una bevanda di latte fermentato originaria del Caucaso (Nord Ossezia). Si tratta di un alimento simile allo yogurt ma ricchissimo di fermenti probiotici: lo yogurt infatti contiene solamente L. bulgaricus e S. termophilus mentre il Kefir contiene decine e decine di specie tra batteri e lieviti, dimostrandosi quindi un integratore molto più completo e potente rispetto al comune yogurt. Per questo i migliori benefici si hanno preparando il Kefir in casa, avendo la certezza di consumare un prodotto fresco e pieno di fermenti lattici vitali.
Per produrre il kefir in casa è necessario innanzitutto avere la colonia batterica, comunemente chiamata granuli di Kefir, da cui partire per fermentare il latte. Data la fragilità e la difficoltà di conservazione di questi fermenti, è quasi impossibile trovare i granuli in commercio, ma poichè tendono a crescere molto rapidamente, è facile trovarli in regalo dai vari appassionati.
I benefici del Kefir sono innumerevoli: i fermenti resistono ai succhi gastrici e riescono ad arrivare vivi fino all’intestino, dove aiutano a digerire proteine, zuccheri e lattosio. Aiutano a produrre anticorpi, ad eliminare le tossine e stimolano il sistema immunitario. Il Kefir è stato assicurato alla proverbiale longevità delle popolazioni caucasiche. E’ stato utilizzato come cura per tutti i disturbi dell’apparato digerente, come antitumorale e come aiuto contro i malanni di stagione. L’unica controindicazione è per chi soffre di ulcera, dato che il kefir ha una elevata acidità. Aiuta a curare eventuali disbiosi e candidiasi, ed è indicato per ripopolare l’intestino dopo una cura con antibiotici. I suoi effetti antitumorali e protettivi per il sistema cardiovascolare sono stati dimostrati sia in vitro che in vivo. Il Kefir gioca un ruolo importante per il controllo dei livelli di colesterolo. Si sconsiglia di consumare Kefir a coloro che stanno facendo una cura con integratori di vitamina C perchè potrebbe rendere questa vitamina meno assimilabile.

 

 

 

Come si prepara il Kefir?

La preparazione del kefir è semplicissima, la parte più difficile è procurarsi i granuli con cui iniziare la produzione. Il necessario sarà:
• Un cucchiaio di granuli di kefir di latte
• Un contenitore in vetro per la fermentazione
• Mezzo litro di latte
• Un colino in plastica
• Un cucchiaio in plastica
• Un contenitore ermetico in cui riporre il Kefir una volta che questo è pronto
Versare il latte nel contenitore per la fermentazione. Evitare di riempire fino al bordo perchè con la fermentazione il latte aumenterà di volume. Il latte può essere vaccino o di capra, intero o scremato, sia fresco che a lunga conservazione. Consiglio di usare latte fresco perchè più appetibile ai fermenti. Anche i latte di soia, riso e cocco può essere fermentato. Il Kefir prodotto con latte scremato contiene solo 60 Kcal per 100 grammi.
Una volta che il latte ha raggiunto la temperatura ambiente, versare i granuli. Coprire con della carta da forno o una garza e lasciare riposare in un luogo buio in modo da preservare le vitamine fotosensibili. Mescolare spesso. Il contenitore non va chiuso ermeticamente perchè il Kefir è composto da batteri vivi che devono respirare. Dopo 24 ore (in estate) o 48 ore (in inverno) il Kefir sarà fermentato a sufficienza, e il caglio si sarà separato dal siero. Il siero è molto acido, e di solito lo butto via ma può essere conservato in frigo e utilizzato per fare pane e ricotta. Per separare il siero dal caglio, sarà sufficiente versare molto lentamente il contenuto del vasetto in un colino piuttosto capiente. Il siero scenderà subito, mentre il caglio, più solido, resterà compatto. Una volta eliminato il siero, si farà scendere il Kefir con l’aiuto di un cucchiaio, mescolando finchè non resteranno soltanto i granuli.
I granuli verranno immediatamente messi in nuovo latte per la successiva fermentazione, mentre il kefir pronto può essere riposto in frigorifero, in un contenitore ermetico, e si conserverà una settimana. E’ importante che colino e cucchiaio siano in plastica perchè il metallo uccide i fermenti! E’ meglio evitare di fermentare il Kefir per più di 48 ore perchè diventerebbe troppo acido, un po’ piccante e frizzante, e pur essendo commestibile, il sapore forte non è gradito a tutti i palati. Il Kefir prodotto in casa può essere leggermente alcolico (fino a 1°) a causa dei lieviti presenti.
Alcune persone potrebbero trovare il Kefir troppo acido, io consiglio di utilizzarlo per produrre dei deliziosi yogurt alla frutta. Sarà sufficiente tagliare della frutta a dadini (lamponi, pesche, mele, fragole o altro, a seconda della stagione) e mescolarle al Kefir, assieme ad un cucchiaio di miele. E’ un ottimo e sano spuntino nelle calde giornate estive.
Essendo una colonia di organismi viventi, il Kefir può andare incontro a sofferenza: il metallo (posate, colini) rilascia sostanze tossiche che uccidono i fermenti, così come vengono uccisi dal cloro presente nell’acqua. I granuli non vanno mai lavati, al limite si possono sciacquare in un po’ di latte fresco nel caso siano appena arrivati da un viaggio via posta. Se il Kefir è sofferente, la separazione del caglio dal siero potrebbe non avvenire in modo completo. Ciò può essere dovuto ad una recente divisione dei granuli, a temperature sfavorevoli, a un cambio di ambiente (passaggio da un tipo di latte ad un latte diverso) o più comunemente al sovrappopolamento dei granuli. I granuli infatti tendono a moltiplicarsi a dismisura e hanno bisogno di essere sfoltiti. Un cucchiaio di kefir è sufficiente per mezzo litro di latte, se i granuli diventano troppi e non si aumenta proporzionatamente la quantità di latte questi possono soffrire e non fermentare correttamente. La soluzione è scartare di volta in volta i granuli in eccesso: si possono mangiare utilizzandoli come se fossero fiocchi di latte, oppure si possono dare in adozione a qualche amico, o semplicemente buttarli.
Un altro consiglio per mantenere i granuli sempre al top è quello di rinvigorire il ceppo: dopo molte fermentazioni i granuli potrebbero indebolirsi, per cui potrebbe essere utile aggiungere ogni 6 mesi un flaconcino di Kefir biologico acquistato nel proprio negozio di fiducia. Il Kefir acquistato dovrà essere bianco e privo di additivi e aromi. Ricordate che il peggior nemico del Kefir sono le contaminazioni, quindi fate attenzione ad utilizzare contenitori sempre ben puliti e mantenere i vostri granuli il più possibile in condizioni di sterilità”.

( fonte: http://www.altairgarden.it/ )

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